
Ottocentotrenta. È il numero di motociclisti morti sulle strade italiane in un solo anno. Non è una proiezione, non è una stima: è il dato ufficiale ISTAT relativo al 2024. E non è un numero stabile. È un numero cresciuto del 13,1% rispetto all’anno precedente.
Mentre le vittime complessive della strada restavano sostanzialmente ferme — 3.030 morti, in leggero calo — la nostra categoria andava nella direzione opposta. Peggiorava. Da sola.
C’è un altro dato che vale la pena tenere accanto a questo: pedoni, ciclisti e motociclisti insieme rappresentano il 51,8% di tutte le vittime della strada. Poco più della metà dei morti riguarda chi, in caso di impatto, non ha una carrozzeria attorno. Noi siamo lì dentro. Sempre.
Il nemico ha uno schermo
Chiunque abbia guidato una moto negli ultimi cinque anni lo ha visto almeno una volta: l’auto che tiene la traiettoria un po’ incerta, che rallenta senza motivo, che si allarga in curva. E il conducente con la testa china, la luce azzurrina sul volto.
Non è una sensazione. La distrazione alla guida è la prima delle tre principali circostanze di incidente in Italia. Insieme al mancato rispetto della precedenza e alla velocità eccessiva, costituisce il 37,8% delle cause accertate — oltre 85.000 casi in un anno. E in testa alla distrazione c’è, secondo l’ISTAT, proprio l’uso dello smartphone e dei sistemi di infotainment.
L’Italia, sui KPI europei della sicurezza stradale, mostra criticità marcate proprio sulla distrazione da smartphone. Non siamo mediamente bravi. Siamo tra i peggiori.
Per un automobilista, tre secondi di sguardo sul telefono a 50 km/h significano quarant’anni metri percorsi alla cieca. Per il motociclista che si trova in quei quaranta metri, significa tutto.
Ecco perché questa è una battaglia nostra. Non perché i motociclisti siano innocenti — non lo siamo, e la campagna non ha alcuna intenzione di raccontare favole — ma perché siamo noi a pagare il conto più salato di una distrazione che spesso non è nemmeno la nostra.
Cosa sono i P.D.M.
P.D.M. sta per Pericoli Da Monitorare.
Non è uno slogan. È un metodo. È l’idea che la sicurezza non si costruisca con la fortuna né con il fatalismo, ma con l’attenzione sistematica ai fattori di rischio che possiamo effettivamente vedere, misurare e ridurre.
L’Unione Europea, con il progetto Trendline, ha capito la stessa cosa: non basta contare i morti a fine anno. Bisogna monitorare in modo continuo le cause. Velocità, alcol, cinture, distrazione. Se misuri, puoi ridurre. Se non misuri, ti limiti a fare i necrologi.
La campagna “Abbasso i P.D.M.” nasce da questa convinzione, applicata al pericolo che oggi cresce più in fretta di tutti: il telefono in mano al volante e al manubrio.
Perché adesso
Ci sono tre ragioni per cui il momento è questo, e non tra un anno.
La prima è che il trend è contro di noi. L’immatricolato moto è cresciuto del 41% rispetto al 2019. Siamo di più, siamo più esposti, e i numeri delle vittime motociclistiche stanno salendo. Aspettare significa solo aggiungere righe a una statistica.
La seconda è che l’obiettivo europeo 2030 — dimezzare morti e feriti gravi — è ormai fuori portata al ritmo attuale. Servirebbe un calo del 6,1% annuo. Non lo stiamo facendo. Ogni campagna che rimane sulla carta è un pezzo di quell’obiettivo che se ne va.
La terza è la più semplice. Nessun ministero, nessuna direttiva, nessun autovelox può fare ciò che possono fare cinquecentomila persone che decidono, tutte insieme, di dire la stessa cosa. La sicurezza stradale è l’unico settore in cui la massa critica sociale funziona meglio della norma.
Cosa ti chiediamo
Non soldi. Non tempo che non hai. Non riunioni.
Ti chiediamo di metterci la faccia. Di aderire. Di far vedere che dietro il numero 500.000 ci sono persone vere, con una targa, un casco e una strada che percorrono ogni giorno.
Ti chiediamo di portare il messaggio dove sei già: il tuo moto club, il tuo gruppo del sabato, il tuo bar, la tua officina. La campagna funziona se il logo lo vede chi non lo sta cercando.
Ti chiediamo, infine, la cosa più difficile: di essere coerente. Il telefono in tasca vale anche quando siamo noi in sella. Anche al semaforo. Anche “solo un secondo”. Una campagna di motociclisti che predicano agli automobilisti mentre scrivono messaggi al rosso non serve a nulla — e non se la merita nessuno.
Il costo che nessuno mette in conto
Gli incidenti stradali costano all’Italia oltre 18 miliardi di euro l’anno di costo sociale — che salgono a 22,6 miliardi contando i danni materiali. Quasi l’1% del PIL.
Ma non è quello il conto che ci interessa.
Il conto che ci interessa è quello che arriva a casa di una famiglia, una domenica sera, quando qualcuno non torna. È un conto che non si paga in euro e non si chiude mai.
Cinquecentomila motociclisti non possono azzerare quel conto. Ma possono dimostrare che c’è una parte del Paese che ha smesso di considerarlo normale.
Come aderire
Tutte le informazioni, i materiali della campagna, i dati aggiornati e le modalità di adesione sono su:
👉 pdm.motociclismo.top
Sul sito trovi il manifesto della campagna, le grafiche da condividere, i contenuti per i moto club e le iniziative sul territorio.
E poi c’è il posto dove la campagna vive ogni giorno: il gruppo Facebook “500 mila motociclisti per la guida in sicurezza”. È lì che si discute, si segnalano i punti critici, si organizzano gli eventi, si raccontano le storie. È lì che cinquecentomila smettono di essere un obiettivo e cominciano a essere una comunità.
Entra nel gruppo. Porta un amico. Poi portane un altro.
Non serve altro.
Perché il telefono può aspettare.
La vita, no.
Campagna “Abbasso i P.D.M.” — Pericoli Da Monitorare
Fonti dei dati: ISTAT, Rapporto Incidenti Stradali 2024 (luglio 2025); ISTAT, stime preliminari gennaio-giugno 2025; European Road Safety Observatory, progetto Trendline.
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