Manifesto per la diffusione della campagna

MANIFESTO P.D.M.

Per rendere socialmente inaccettabile la guida con il cellulare

Campagna “Abbasso i P.D.M.” — Pericoli Da Monitorare


PREMESSA

Ci sono comportamenti che la legge vieta e la società tollera. E ci sono comportamenti che la società rifiuta, e che per questo scompaiono.

Nessuno oggi si vanta di aver guidato ubriaco. Nessuno accende una sigaretta in un ristorante. Nessuno fa salire un bambino in auto senza seggiolino davanti agli amici. Non perché sia aumentata la multa: perché è cambiato lo sguardo degli altri.

Lo smartphone alla guida è oggi l’ultimo comportamento pericoloso ancora socialmente accettato.

Si risponde a un messaggio davanti al passeggero. Si scrive al semaforo mentre il figlio è dietro. Si tiene il telefono sul manubrio come fosse un accessorio. E nessuno dice niente.

Questo manifesto serve a far finire tutto questo.

Non chiediamo una legge nuova. Chiediamo un nuovo imbarazzo.


I PRINCIPI

1. Nominare il pericolo

Non è “distrazione”. Non è “un attimo”. È un P.D.M. — un Pericolo Da Monitorare. Dare un nome a un comportamento è il primo passo per poterlo rifiutare. Chiamiamolo come è.

2. Rompere il silenzio

Il comportamento pericoloso sopravvive perché nessuno lo commenta. Chi tace, autorizza. Da oggi, quando qualcuno prende il telefono alla guida davanti a noi, diciamo qualcosa. Con calma, senza aggressività, ma lo diciamo.

3. Spostare la vergogna

Oggi si vergogna chi chiede di mettere via il telefono, non chi lo usa. Questa asimmetria va ribaltata. Chiedere non è essere pedanti: è essere responsabili. Non chiedere è complicità.

4. Passeggero attivo

Chi sale in auto o dietro una moto non è un ospite muto. Ha diritto — e dovere — di intervenire. Nessuno viaggia con un guidatore che tocca il telefono. Nessuno. Se serve, si scende.

5. Coerenza prima di tutto

Non abbiamo alcuna autorità morale se pretendiamo dagli automobilisti ciò che non pretendiamo da noi. Il telefono in tasca vale anche in sella. Anche al semaforo. Anche “per un secondo”. La campagna crolla il giorno in cui diventiamo ipocriti.

6. Il dato, non l’opinione

Non discutiamo di sensazioni. Ottocentotrenta motociclisti morti in un anno, in aumento del 13%. La distrazione è la prima causa di incidente in Italia. Portiamo i numeri, non le impressioni. Contro un dato non si litiga: ci si ricrede.

7. Il logo dove non lo cercano

Il messaggio non deve arrivare a chi è già convinto. Deve arrivare a chi non lo sta cercando. Sul casco, sulla moto, sulla vetrina dell’officina, sulla porta del bar, sulla bacheca del moto club. La visibilità è la prima forma di pressione sociale.

8. Un motociclista, due motociclisti

Non serve reclutare cinquecentomila persone. Serve che ognuno ne convinca due. È così che un’idea diventa una norma. La matematica della diffusione è più forte di qualsiasi campagna istituzionale.

9. Nessuna indulgenza, nessun odio

Non stiamo condannando persone: stiamo condannando un gesto. Chi usa il telefono alla guida non è un criminale, è qualcuno che non ha ancora capito. Il nostro compito è farglielo capire — non umiliarlo. Un alleato convinto vale più di un nemico zittito.

10. Non è normale

Il punto di arrivo di questa campagna non è una multa in più. È il momento in cui prendere il telefono alla guida diventerà una cosa che, semplicemente, non si fa. Come guidare ubriachi. Come non allacciare il casco.

Quel momento non arriverà da solo.
Lo dobbiamo costruire noi. Ogni giorno. Ognuno.


L’IMPEGNO

Aderendo alla campagna P.D.M. dichiaro che:

☐ Non uso il telefono alla guida. Mai. Neanche fermo al semaforo.
☐ Non viaggio con chi lo usa, e lo dico.
☐ Non lascio passare in silenzio un P.D.M. che vedo.
☐ Porto il messaggio nel mio gruppo, nel mio club, nella mia officina.
☐ Convinco almeno altre due persone ad aderire.

Cinque righe. Nessun costo. Nessuna iscrizione.

Solo la decisione di smettere di considerarlo normale.


IL TELEFONO PUÒ ASPETTARE. LA VITA, NO.

500 mila motociclisti per la guida in sicurezza

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Un manifesto che resta in un cassetto non ha mai cambiato niente.


Fonti: ISTAT — Rapporto Incidenti Stradali 2024 (pubblicato luglio 2025)